Amore e giudizi ai tempi di Tinder

10.01.2022

Amore e giudizi ai tempi di Tinder

App di dating come Tinder, Grindr e Bumble (ma anche lo stesso uso che facciamo di Instagram) hanno portato a parametrizzare sempre di più la ricerca di un partner. Venendo meno il tempo necessario per formarci un’opinione sull’altro, rischiamo di cadere vittima di giudizi affrettati, che chiudono i nostri orizzonti di possibilità, limitando gli spazi di incontro sincero. Questo articolo esplora l'importanza dei giudizi e il loro impatto sulla nostra vita.

«Non mi metterei mai con una donna che guadagna più di me.»

«Il mio ragazzo deve essere muscoloso, non uscirei mai con qualcuno non in forma

«Frequento solo ragazze più giovane di me, sai, per il tema dei figli.»

«Non frequenterei mai una collega del lavoro, le relazioni in azienda sono garanzia di sofferenza.»

Le frasi sopra riportate sono tutte reali, raccolte al di fuori di sessioni di coaching (per le quali vige la riservatezza), nell’ambito di conversazioni con amici, conoscenti e colleghi. Immagino che anche tu che ci leggi ne abbia sentite e ne abbia proferite parecchie di frasi come queste.

Queste frasi sono nello specifico delle Opinioni, una sottocategoria particolare delle Dichiarazioni, nella classificazione degli atti linguistici propria dell’ontologia del linguaggio. Torneremo sulle caratteristiche e gli effetti delle opinioni più avanti.

Indipendentemente da come le si chiami, è importante premettere che si tratta di opinioni legittime. Questo articolo non intende avversarle o in qualche modo decostruirle: ciascuna di esse rappresenta l’opinione legittima di una persona, che si è ragionevolmente basata su qualcosa che le è accaduto nella vita.

Il processo di coaching (come spiegato qui) si costruisce a partire dall’ascolto empatico e dalla sospensione del giudizio, in nessun caso approccia le opinioni con distinzioni del tipo “giusto o sbagliato”. Qualora ad un coach venga richiesto, egli può supportare il coachee nel comprendere se queste opinioni siano utili o non utili a raggiungere determinati obiettivi e, nel secondo caso, può aiutare il coachee a rivederle e modificarle.

L’obiettivo di questo articolo è quello di sottolineare l’importanza di riconoscere le opinioni in quanto tali e di misurarne gli effetti sulla nostra vita.

Scambiare un'opinione per un fatto

Una delle abilità fondamentali che il coach trasmette al coachee è imparare a distinguere con chiarezza due atti linguistici differenti: le affermazioni e le opinioni. Senza approfondire ora il tema, di per sé affascinante ma complesso, si definisce:

  • Affermazione ciò che nel linguaggio comune chiamiamo ‘descrizione’, il racconto di quello che abbiamo osservato e che è osservato in maniera uguale alla nostra anche dagli altri. “Antonio è arrivato in ritardo all’appuntamento”, “Paola non mi ha chiamato stamattina”, “Ettore ha due cani”, “Lucia condivide la casa con una coinquilina” sono tutte affermazioni. Le affermazioni possono essere vere, false o da verificare. Sono vere quelle per le quali abbiamo – virtualmente - dei testimoni, ovvero persone in grado di confermare il fatto descritto (chi frequenta Ettore, ipoteticamente interpellato, confermerebbe che ha due cani).

  • Opinione ciò che nel linguaggio comune chiamiamo ‘giudizio’, la nostra interpretazione di ciò che abbiamo osservato. “Antonio è un ritardatario”, “A Paola non interesso”, “Ettore si è preso i cani invece di fare figli”, “Lucia ha paura della solitudine” sono tutte opinioni. Le opinioni possono essere fondate o infondate, utili o non utili. La verifica della fondatezza e dell’utilità di un’opinione è un’attività tipica del coaching.

Nella vita di ogni giorno capita spesso che la distinzione tra affermazioni e opinioni passi inosservata e che finiamo per vivere i nostri giudizi come oggettivi, invarianti e invariabili, come certezze.

Le opinioni però sono molto più potenti delle affermazioni: esse aprono o chiudono orizzonti di possibilità, plasmano futuri. Mentre l’affermazione descrive un fatto, la mia interpretazione di quel fatto determinerà i miei comportamenti futuri.

Vediamo alcuni esempi:

  • Se mi arrabbio con Antonio e lo accuso di arrivare sempre in ritardo è probabile che la nostra relazione ne esca danneggiata.

  • Se tratto Paola con distacco perché ritengo di non interessarle è probabile che la nostra relazione peggiori.

  • Se derido Lucia perché penso che abbia paura a vivere da sola è probabile che io possa ferirla e allontanarla, non arrivando a conoscerla meglio.

Le opinioni vanno trattate con attenzione. Giudicare rapidamente è una competenza adattiva che ci ha permesso di evolvere come specie e raggiungere il successo che oggi abbiamo ma dobbiamo sempre stare attenti agli orizzonti di possibilità che apriamo e chiudiamo con i giudizi che adottiamo, consapevoli che stiamo scegliendo una specifica opinione tra molte possibili e potrebbe non essere quella più adatta.

Tinder, Grindr e Bumble e i giudizi istantanei

Tornando alle app di dating, esse hanno reso istantanea la formazione di un’opinione sull’altro che spesso valutiamo sulla base delle scarne informazioni riportate sul profilo Tinder, di una manciata di fotografie caricate su Grindr o di alcuni direct scambiati su Instagram.

Il rischio principale è però posizionato ancora più a monte: possiamo infatti scegliere di applicare criteri di ricerca specifici all’inizio del nostro uso della app, escludendo di default una serie di utenti che non visualizzeremo mai sul nostro smartphone.

Questo accade, ad esempio, quando impostiamo il range di età su Bumble (visualizza solo gli utenti che hanno tra i 25 e i 35 anni) oppure quando ci diamo un criterio informale (accetto solo richieste da ragazze con il viso come foto principale).

Questo uso di filtri - automatici e manuali - su app di dating è legittimo e utile, se il risultato desiderato viene ottenuto. Nel caso dell’opinione “Non uscirei mai con un ragazzo più basso di me” essa, oltre che legittima, è anche utile e funzionale se mi permette di avere relazioni d’amore soddisfacenti che, proprio come desidero, avvengono sempre con ragazzi più alti di me.

Nel momento però in cui il risultato desiderato non venga raggiunto nonostante il grande impegno profuso può valere la pena interrogarsi sul modello interpretativo del mondo che sto adottando*. (sì, sto parlando delle opinioni).

*Sì, il modello interpretativo si forma proprio a partire da tutte le opinioni che abbiamo di noi, degli altri e del mondo.

È in questa fase di insoddisfazione davanti ai risultati che non arrivano che le persone, interrogate sulle cause, confondono fatti e opinioni, adducendo una serie di profondi convincimenti esplicitati come verità inoppugnabili:

  • “Su Grindr si trova solo gente che vuole fare sesso” rischia di diventare nella mente dell’utente insoddisfatto un fatto, qualcosa di oggettivo e quindi immutabile, ma è un’opinione.

  • “Le ragazze con le foto in costume su Instagram non sono certo in cerca di una relazione” può suonare come una verità, ma si tratta ancora di un’opinione.

  • “Quelli che vanno in palestra tutti i giorni sono senza argomenti” è, ancora, un’opinione.

I giudizi dicono molto su chi li emette

Secondo il modello del coaching ontologico, i giudizi hanno una doppia faccia e rivelano molto di più su chi li emette, rispetto a ciò che dovrebbero "descrivere". I giudizi che emettiamo nel presente si fondano sulle nostre esperienze del passato ma, come abbiamo visto, impattano sul nostro futuro, aprendo o chiudendo scenari e possibilità.

I giudizi trasferiscono lungo la linea del tempo il nostro passato e lo proiettano nel nostro futuro.

Questo è estremamente utile e funzionale, ci permette di imparare dai nostri errori e modificare per il meglio i nostri comportamenti per il futuro. In generale, crescendo diventiamo via via più bravi a formare opinioni informate e competenti a partire dai fatti che osserviamo… ma non sempre e non i tutti in domini della nostra vita.

Quando emettiamo un giudizio, vale la pena interrogarsi sul perché lo stiamo emettendo (su cosa lo baso? quali fatti mi fanno dire questo?), sull’utilità di quel giudizio (a cosa mi serve? in che modo mi è utile? per fare cosa lo sto impiegando?), e su cosa rivela di noi (cosa dice, di me, questa opinione?).

I nostri giudizi non sono innocenti, non sono oggettivi e non riguardano ciò che descrivono. Essi parlano di noi, delle nostre paure e delle nostre inquietudini quando affrontiamo una situazione.

Cosa dice, di noi, pensare che chi va spesso in palestra sia poco intelligente? Che una ragazza con la foto dalla spiaggia non cerchi una relazione? Che l'uomo deve essere forte? Che la donna deve essere giovane? Etc.

E tu, da quali giudizi ti fai guidare nella tua vita sentimentale? Su quali fatti li basi? In che modo quei giudizi ti servono e ti tornano utili, oggi? Sono giudizi che aprono o che chiudono orizzonti di possibilità? Ti aiutano o ti ostacolano nel raggiungimento dei tuoi obiettivi?

Scegline uno e prova a compilare una tabella come quella sotto riportata.

Tabella dei giudizi: