La International Coach Federation definisce il coaching come:
Il rapporto coach-coachee è alla pari: il coach non fornisce suggerimenti, indicazioni, consigli, non dà risposte e non offre valutazioni. È in questo senso molto diverso da un consulente, come spiegato in questo articolo.
La sessione di coaching si svolge in un contesto di riservatezza, fiducia, empatia e sospensione del giudizio. Il coachee porta una difficoltà, una sfida sulla quale vuole lavorare e definisce un obiettivo di sessione. Condivide pensieri, opinioni, esperienze e valutazioni sul perché non riesce a ottenere il risultato desiderato.
Il coach accompagna il coachee nell'esplorazione del tema, con il fine di fare chiarezza, facilitare la scoperta, generare apprendimento. Gli strumenti che il coach utilizza in ogni sessione sono l'ascolto, le domande, i feedback e le ricapitolazioni.
Il coachee può aspettarsi al termine della sessione, della durata di 60-90 minuti, di aver acquisito punti di vista nuovi sul tema, utili per ampliare il suo orizzonte di possibilità e generare una gamma di strategie e azioni nuove da mettere in pratica.
Ci sono varie scuole di coaching nel mondo: i coach del nostro portale si riconoscono nel coaching ontologico trasformazionale, basato primariamente sugli studi di ontologia del linguaggio di Rafael Echeverria e altri accademici, consulenti e imprenditori latinoamericani.
Nel suo libro "L'impresa emergente", Echeverria dice [traduzione adattata]:
La nozione di coaching si basa sul riconoscimento che tanto la capacità di azione quanto la capacità di apprendimento delle persone non sono né lineari né omogenee. Non basta l'intenzione di realizzare determinate azioni, non basta la motivazione, spesso nonostante l'impegno profuso la persona giunge a soluzioni che non la soddisfano, a risultati non in linea con i suoi desideri. Vorrebbe fare le cose in un modo diverso ma semplicemente non sa come.
Il coach osserva l'impegno della persona e rileva gli ostacoli che le impediscono di raggiungere il risultato desiderato; tali ostacoli spesso sono interni, li introduce cioè la persona stessa in maniera più o meno cosciente. Il coach aiuta la persona a identificare e dissolvere quegli ostacoli che limitano l'azione e l'apprendimento. Il coach promuove esperienze di apprendimento che l'individuo non riesce a realizzare da sé.
Responsabilità del coach:
• Creare uno spazio ed un contesto adeguato per le sessioni di coaching, costruendo una relazione di fiducia con il coachee basata sull’empatia, sull’ascolto attivo e sulla sospensione del giudizio.
• Accogliere la storia, l’identità, le opinioni e il background sociale e culturale del coachee.
• Stimolare il coachee con domande potenti, feedback e ricapitolazioni al fine di suscitare maggior presa di consapevolezza e nuovi apprendimenti.
• Supportare il coachee nella messa in pratica delle azioni definite nelle sessioni di coaching.
• Monitorare gli impegni presi dal coachee nelle sessioni precedenti e aiutarlo a misurare oggettivamente i risultati via via raggiunti.
• Indirizzare il coachee verso altri professionisti, ad esempio uno psicologo o uno psicoterapeuta, nel momento in cui emergano tematiche, richieste, bisogni e situazioni che esulano da quanto appropriato per un’attività di coaching.
Il coach non può essere ritenuto in alcun modo responsabile dell’eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi del coachee e/o delle conseguenze derivanti da eventuali decisioni prese dal coachee durante o a seguito del percorso di coaching.
Il coach è un catalizzatore di apprendimento, innovazione e trasformazione del coachee, che assume le proprie decisioni in totale libertà. Il rispetto dell’autonomia e del valore delle scelte del coachee è centrale nel rapporto di coaching.
Responsabilità del coachee:
Il coachee decide autonomamente e liberamente di partecipare al percorso di coaching e assicura impegno, serietà e professionalità nella gestione del rapporto con il coach.
Il coachee comprende che il percorso di coaching non è di per sé garanzia di raggiungimento degli obiettivi e che la responsabilità dei risultati ottenuti è di sua esclusiva competenza.
Il coachee comprende di essere responsabile del proprio benessere fisico, mentale ed emotivo e di essere pienamente responsabile delle proprie decisioni, scelte, azioni e risultati.
Il coachee comprende che il coaching non sostituisce percorsi di counseling, psicologia e psicoterapia e non è progettato per prevenire, curare o trattare qualsiasi disturbo mentale, fisico o emotivo.
Il coachee comprende che il coaching non è progettato per fornire consulenza professionale (es. consulenza di carriera, orientamento etc.) o formazione.
Il coachee si impegna inoltre a:
• Operare in partnership (alleanza) con il coach, che lo affianca e lo supporta nella chiarificazione e nel raggiungimento degli obiettivi desiderati.
• Permettere al coach di stimolarlo con domande potenti, anche sfidanti, comunque finalizzate al buon esito della sessione.
• Essere disponibile ad accogliere i feedback del coach con apertura mentale e curiosità, senza innalzare barriere.
• Operare con proattività nella ricerca delle proprie strategie motivazionali e di crescita personale.
Se ancora non ti senti pronto per sperimentare in prima persona una sessione di coaching, di seguito trovi alcune buone letture per cominciare a esplorare questo mondo. Il primo testo suggerito (Ontologia del linguaggio; Coaching e neuroscienze) è specifico sul coaching e ti guida già nella scoperta di un metodo e del pensiero dietro di esso. Gli altri due testi invece rappresentano una lettura più semplice e al contempo generale per iniziare ad approfondire alcuni temi legati all'auto-apprendimento e alla crescita personale.
Testo fondativo del coaching ontologico di Rafael Echeverria, estremamente completo e ben strutturato, accessibile anche a chi per la prima volta si avvicina al mondo della filosofia (Echeverria stesso è un sociologo di formazione e non un filosofo).
E' purtroppo disponibile solo in spagnolo ma esiste un testo simile in italiano per familiarizzare con le teorie di Echeverria e il potere del linguaggio e delle nostre conversazioni, con noi stessi e con gli altri: Coaching e neuroscienze.
Pur non adottando l'approccio ontologico, questo testo rappresenta un chiaro riferimento in lingua italiana per chiunque voglia approfondire l'essenza del coaching in tutti i suoi aspetti salienti.
In particolare approfondisce l'instaurazione di una relazione facilitante tra coach e coachee, lo sviluppo del potenziale umano e la creazione di piani d'azione autodeterminati finalizzati al raggiungimento di obiettivi concreti e specifici.
E' un manuale e quindi adotta un registro stilistico formale e non sempre coinvolgente.
Attraverso un processo in quattro fasi, Marshall Rosenberg mette a disposizione uno strumento molto semplice nei suoi principi ma estremamente potente per migliorare radicalmente e rendere autentica la nostra relazione con gli altri. La comunicazione nonviolenta è uno strumento molto potente nelle mani di ogni coach e coachee e in tal senso risulta un'utile lettura. Link al testo su Amazon.